Edilizia: legittimo l’accertamento in caso di contabilità irregolare




Lo scostamento ingiustificato tra il valore di cessione di un immobile rispetto a quello dichiarato, legittima l’accertamento analitico presuntivo nei confronti dell’imprenditore edile (Corte di cassazione – sentenza 24 maggio 2017, n. 13051).

Risulta valido l’accertamento analitico presuntivo nei confronti di un imprenditore edile per l’inattendibilità della sua contabilità scaturita dalla verifica di cessioni di circa venti fabbricati per un valore inferiore al valore normale.


Di fatto, era emerso che il valore di circa venti cessioni di fabbricati risultava nettamente inferiore al valore normale, desunti dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI), e per una delle vendite il prezzo dichiarato era inferiore al mutuo ipotecario richiesto dall’acquirente, non riconducibile alle spese notarili e ai maggiori importi derivanti dalle finiture di livello superiore effettuate direttamente dal proprietario.


Tale scostamento, non superato da prova contraria da parte del contribuente, ha legittimato il suddetto accertamento che rettifica in aumento il reddito d’impresa, il valore della produzione e il volume d’affari, e determina conseguentemente maggiori imposte (Iva, Irpef e Irap).





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