L’Artificial Intelligence Act dell’Unione Europea è un passo avanti positivo, ma bisogna evitare il rischio di “frammentazione” e il “paradosso” di dover utilizzare l’IA per gestire le complesse regole sull’IA. Questo potrebbe penalizzare le piccole e medie imprese (PMI), che costituiscono il 99,9% delle imprese nell’UE. Questo è quanto sottolineato da Valentino Valentini, vice ministro delle Imprese e del Made in Italy, durante il Digital Sme Summit presso il Comitato Economico e Sociale Europeo a Bruxelles. L’evento è promosso dalla European Digital SME Alliance per incoraggiare il dialogo tra le PMI, le istituzioni politiche, i rappresentanti accademici e imprenditoriali e la società civile.
Valentini ha osservato che la trasformazione digitale dell’Europa si trova “a un punto critico”, in cui le tecnologie emergenti stanno cambiando il panorama imprenditoriale. In questo scenario, le PMI devono unirsi alle grandi imprese per accedere alle capacità avanzate di analisi dei dati e partecipare a processi di valore dove l’innovazione dei processi supera quella dei prodotti.
Secondo il vice ministro, l’UE deve accelerare verso gli obiettivi del Decennio Digitale previsti per il 2030 e completare il Mercato Unico Digitale. Sebbene le norme siano necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini e proteggere i dati, una regolamentazione eccessiva potrebbe bloccare l’innovazione e ridurre la competitività delle imprese europee a livello globale. Ha inoltre sottolineato l’importanza di garantire l’attuazione coerente e armonizzata dell’AI Act in tutti gli Stati membri.
Un paradosso che è emerso è che i requisiti documentali, le valutazioni del rischio e gli obblighi di monitoraggio previsti dall’AI Act richiederanno probabilmente strumenti automatizzati di conformità basati sull’IA. Questo, sostiene Valentini, potrebbe rendere difficile l’adozione dell’IA per le PMI.
Per sostenere la transizione digitale delle PMI, il governo fornisce incentivi attraverso il programma Transizione 4.0 e collabora con 50 centri di competenza per favorire il trasferimento tecnologico. Valentini sostiene che il futuro non si trova nel temere la digitalizzazione, ma nell’accoglierla e utilizzarla per la democratizzazione della tecnologia. Con una gestione adeguata dei requisiti normativi e favorendo la collaborazione tra PMI e grandi imprese, si può creare un ecosistema dove la tecnologia diventa un ponte anziché una barriera.

