La Corte Costituzionale italiana ha espresso un verdetto favorevole all’organizzazione di un referendum popolare per la revoca di una clausola nella legislazione del lavoro. Tale clausola, presente nell’articolo 8 della legge numero 604 del 1966, stabilisce un limite massimo per la liquidazione nei casi di licenziamento illegittimo, pari a sei mensilità dell’ultima retribuzione globale dell’impiegato.
La decisione, resa nota attraverso la sentenza numero 13, specifica che la norma in questione si applica attualmente solo ai lavoratori che sono stati assunti da piccole imprese, ovvero quelle imprese che non rientrano nei parametri fissati dall’articolo 18, comma 8, dello Statuto dei lavoratori. Tali lavoratori sarebbero stati assunti prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo numero 23 del 2015, un provvedimento che ha implementato la legge sul Jobs Act dal 7 marzo 2015.
Secondo il giudizio della Corte, la questione del referendum rispetta i requisiti stabiliti dall’articolo 75 della Costituzione Italiana. Inoltre, i termini del referendum sono chiari e univoci, presentando una netta alternativa all’elettore: mantenere l’attuale limite massimo del compenso di liquidazione oppure eliminarlo, consentendo così al giudice di determinare liberamente un risarcimento adeguato e giusto, con un effetto deterrente adeguato.
La revoca di tale limite massimo implica che i giudici avranno maggiore discrezione nel determinare l’ammontare delle indennità in caso di licenziamento illegittimo, permettendo potenzialmente a lavoratori lesi di ricevere indennizzi maggiori. La proposta di referendum mira a correggere quello che molti considerano un difetto nella protezione dei diritti dei lavoratori in Italia.

