La proposta in esame prevede la reintroduzione della cedolare secca con un’aliquota del 21% per gli affitti di immobili commerciali fino a 1.500 metri quadri. Questo rientra nella versione presentata da Giovinone, che prevede un limite di 600 metri quadri. L’obiettivo primario di questa misura è quello di contrastare il fenomeno della desertificazione urbana e promuovere la ripresa di negozi e uffici situati nei centri storici delle città.
La riforma fiscale, inoltre, permette l’applicazione della cedolare secca sugli immobili non residenziali le cui locazioni sono detenute da imprese. Tale provvedimento è attualmente all’esame del parlamento per essere inserito nella Legge di Bilancio del 2026, sebbene persista un problema legato alla disponibilità di risorse.
Nel passato, precisamente nel 2019, un’aliquota agevolata veniva utilizzata per gli immobili classificati come C/1 con una superficie massima di 600 metri quadri. Gli immobili residenziali classificati come A1-A11, invece, sono soggetti a un’imposta del 10% e 21%.
Decreti attuativi e decisioni definitive riguardanti questa proposta sono attesi entro la fine del 2025, con la pubblicazione finale del decreto.
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