La Corte di Cassazione italiana ha ribadito la sua posizione sul licenziamento per giustificato motivo oggettivo: è illegittimo se il lavoratore può essere riassegnato ad altre mansioni, anche se queste sono inferiori, a patto che siano in linea con la sua professionalità e non richiedano una nuova formazione. Questa decisione arriva come risposta al caso di un responsabile tecnico che è stato licenziato a seguito della soppressione della sua posizione. La Corte ha confermato una precedente decisione d’appello in cui era stato ritenuto che l’obbligo di repechage (ovvero l’obbligo di dar priorità ai dipendenti già in forza nel caso di nuove assunzioni) fosse stato violato. Per effetto di questa decisione, il datore di lavoro deve dimostrare l’impossibilità di adibire il dipendente a mansioni alternative. Questo rispetta precedenti decisioni giurisprudenziali e rafforza ulteriormente i principi di buona fede e solidarietà nel rapporto tra datore di lavoro e dipendente.

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