L’articolo 12 del decreto legislativo 192/2025, noto come “Correttivo IRPEF-IRES”, rivista la normativa riguardante l’interpello probatorio, introducendo numerose modifiche di coordinamento. Queste modifiche aggiornano vari riferimenti contenuti nel Tuir, nell’IVA e in altre leggi, allineandoli con la nuova struttura dello Statuto dei diritti del contribuente, riformata dal decreto legislativo 219/2023.
Ora, l’interpello probatorio è incluso nell’articolo 11, lettera e), e ha l’obiettivo di verificare in anticipo le condizioni, i requisiti e gli elementi fattuali che determinano l’applicazione di determinati regimi o agevolazioni fiscali. Il suo scopo principale non è tanto quello di chiarire il significato delle norme, quanto quello di valutare la loro applicazione.
La riforma limita l’accesso all’interpello probatorio a certi soggetti: quelli in ‘cooperative compliance’ o quelli coinvolti in interpelli relativi a nuovi investimenti. Tuttavia, il Correttivo introduce una deroga significativa: questa limitazione non si applica agli interpelli relativi alla definizione del ‘Gruppo IVA’, vista la complessità delle verifiche necessarie.
Nonostante cio, persiste un’area problematica: per le società di comodo, l’interpello probatorio non è più contemplato dalla legge.
Da notare che il testo include un frammento di codice Javascript per l’inclusione del Software Development Kit (SDK) di Facebook nel documento. Questo pezzo di codice non è pertinente al contenuto del testo principale, ma serve a permettere l’integrazione di funzioni specifiche di Facebook nel documento online.

