Bancarotta fraudolenta: è necessario verificare concretamente il pericolo per i creditori

La sentenza n. 5946 del 12 febbraio 2026 della Corte di Cassazione ha annullato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico del rappresentante legale di una società in accomandita semplice fallita. L’accusa riguardava il prelievo di 19.640€ dal conto sociale attraverso un POS, senza un bilancio che giustificasse la distribuzione di utili, configurando un’appropriazione sine titulo. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto l’atto di distrazione sufficiente a costituire un reato, trasformando erroneamente un illecito di pericolo concreto in un reato di pericolo presunto.

Mentre la legge sulla bancarotta (art. 216) richiede una valutazione preliminare dell’effettiva capacità dell’atto di compromettere la funzione di garanzia del patrimonio sociale, considerando la situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda. Questo procedimento dovrà ora essere rivalutato alla luce di tali criteri, al fine di stabilire il nesso tra distrazione e danno ai creditori.

Il caso è quindi stato rinviato per una nuova valutazione di tale collegamento. La decisione finale dovrebbe prendere in considerazione sia la situazione finanziaria dell’azienda, sia l’effettivo impatto del prelievo sui creditori dell’azienda. Questo potrebbe portare a una rivalutazione del caso e alla possibile revisione della sentenza originale. Il caso dimostra l’importanza del principio di esaminare attentamente tutti gli aspetti di un caso prima di emettere una sentenza. Al fine di garantire la piena e corretta applicazione della legge, la Corte di Cassazione ha evidenziato la necessità di valutare l’idoneità dell’atto a compromettere la sicurezza patrimoniale dell’azienda.

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