L’Agenzia delle Entrate ha migliorato le sue metodi di ispezione, utilizzando insieme agli indicatori di affidabilità fiscale (ISA) e ai parametri di settore anche i dati ISTAT sulla spesa media mensile per famiglia. Questo è un cambiamento significativo rispetto agli anni passati, quando i risultati delle ispezioni erano spesso insoddisfacenti a causa della dipendenza dal “redditometro” e dagli studi di settore. Ora, i controlli si basano su una combinazione di presunzioni tra cui un punteggio ISA inferiore a 6, la mancata adesione al concordato preventivo biennale e le incongruenze tra i ricavi dichiarati e quelli medi rilevati nei contribuenti che rispettano le regole fiscali.
In questa nuova realtà, i dati statistici sono utilizzati come un supporto supplementare per dimostrare l’irrazionalità dei comportamenti fiscali, rappresentando la possibile minima spesa per una famiglia. Anche se questi dati non vengono usati direttamente per identificare maggiori ricavi, l’Agenzia delle Entrate li utilizza per confermare sospetti di evasione fiscale e giustificare notifiche di verifica basate su modelli standardizzati.

