Il 26 marzo 2026, il Parlamento europeo ha approvato una nuova direttiva anticorruzione che impone agli Stati membri standard penali comuni. Questa direttiva pone l’Italia in una posizione delicata in seguito all’abrogazione dell’abuso d’ufficio nel 2024. L’articolo 11 della direttiva è particolarmente rilevante, poiché obbliga a penalizzare le gravi violazioni di legge commesse intenzionalmente dai pubblici ufficiali nelle loro funzioni.
Per l’Italia, ciò implica la necessità di ripensare il vuoto giuridico lasciato dalla cancellazione dell’articolo 323 del codice penale, ma senza riproporre i problemi legati alla cosiddetta “burocrazia difensiva”. Inoltre, la direttiva rafforza la responsabilità delle persone giuridiche, potenzialmente influenzando il D.Lgs. 231/2001. Introduce anche regolamenti sulla confisca di beni accumulati attraverso la corruzione, facilitando il sequestro e la confisca di tali beni.
La direttiva mira inoltre ad armonizzare le normative sulla corruzione pubblica e privata e chiede agli Stati membri di garantire la possibilità di rimuovere eventuali immunità nei procedimenti per corruzione. In sostanza, questa nuova direttiva europea sull’anticorruzione potrebbe portare a significative modifiche alla legislazione italiana in materia di corruzione, responsabilità delle persone giuridiche e gestione dei beni derivanti da attività criminose.

