La Corte di Cassazione ha stabilito un importante precedente nel diritto italiano, dichiarando che la falsificazione di documenti per ottenere la garanzia del Fondo centrale per le piccole e medie imprese (PMI) può essere considerata un crimine di truffa aggravata. Questa decisione rileva che, nonostante il fatto che il finanziamento sia effettivamente erogato da un ente creditizio privato, la garanzia rilasciata dallo Stato rappresenta comunque un vantaggio economico significativo.
La Corte ha adottato una concezione estesa di “erogazione pubblica”, sottolineando che non si limita solo al trasferimento diretto di denaro, ma include anche qualsiasi beneficio patrimoniale derivato dall’intervento pubblico. In questo contesto, la garanzia statale svolge un ruolo cruciale, consentendo all’impresa di ottenere il credito trasferendo parte del rischio economico sul soggetto pubblico.
Tale pratica comporta una potenziale responsabilità per il bilancio dello Stato. Pertanto, l’uso di documenti falsi per ottenere tale garanzia è considerato rilevante ai fini dell’applicazione dell’articolo 640-bis del codice penale. Questa norma sanziona chiunque realizza una truffa che procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, attraverso il raggiro o l’inganno.
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