La Corte costituzionale, con la sentenza n. 60 del 30 aprile 2026, ha dichiarato illegittima una norma della Regione Toscana che favoriva le imprese offrendo vantaggi in appalti pubblici se pagavano ai loro lavoratori almeno 9 euro lordi all’ora. Secondo la Corte, la regolamentazione dei criteri di assegnazione degli appalti rientra sotto la giurisdizione esclusiva dello Stato nel campo della protezione della concorrenza, come indicato dall’articolo 117 della Costituzione. Anche se la norma fosse indicata come un criterio qualitativo, l’impatto sul salario avrebbe un impatto diretto sulla competitività tra le imprese e altererebbe le condizioni di accesso al mercato.
La Corte ha inoltre sottolineato che il Codice dei contratti pubblici attualmente fornisce dispositivi per la protezione dei lavoratori, facendo riferimento ai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), alle tabelle ministeriali sui costi del lavoro e agli esami sulla natura anomala di un’offerta. Di conseguenza, le Regioni non hanno il diritto di stabilire autonomamente criteri salariali negli appalti pubblici.
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