La Consulta respinge il calcolo eccessivo delle rendite vitalizie

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 89 del 28 maggio 2026, ha stabilito l’illegittimità del precedente sistema di calcolo della base imponibile delle rendite vitalizie per le successioni. Questo problema è derivato dal coefficiente automatico collegato alla percentuale legale di interesse. Quando questa era particolarmente bassa, il valore fiscale della rendita risultava eccessivamente alto. Come esempio, una rendita annua di 18.000 euro è stata valutata pari a 2.700.000 euro, generando un’imposta di 216.000 euro. Secondo l’opinione della Corte, questo ha violato i principi di ragionevolezza e capacità contributiva delineati dagli articoli 3 e 53 della Costituzione. Pertanto, la Corte ha determinato che non si può considerare un tasso legale inferiore al 2,5% per il calcolo, estendendo questa disposizione anche ad alte norme correlate.

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