La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12731 del 5 maggio 2026, ha chiarito che le copie di atti processuali e notifiche possono servire come prova valida della corretta notifica dei carichi pendenti. Questa sentenza specifica che il semplice rifiuto di riconoscere un documento come copia conforme all’originale, come previsto dall’articolo 2719 del Codice Civile italiano, non toglie automaticamente valore alla copia come mezzo di prova, e non impone sempre la presentazione dell’originale. L’opposizione a tali documenti deve essere specifica e indicare chiaramente le differenze, come alterazioni o aggiunte. La situazione diventa diversa nel caso in cui viene negata l’esistenza stessa del documento originale: in questo caso, è necessario presentare una denuncia di falsità. Senza tale azione, anche la copia conserva il suo valore come prova. Nel caso in questione, il contribuente aveva contestato le copie fornite dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, senza però presentare una denuncia di falsità. Per questa ragione, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione precedente che aveva messo in dubbio il valore probatorio dei documenti presentati.
Quanto all’ultima parte del testo, essa sembra riferirsi a uno script di programmazione per un link a Facebook, e non ha pertinenza con il contenuto giuridico citato.

News Fisco
Ciclone Harry: l’INPS offre indennità fino a 3.000 euro per lavoratori autonomi e professionisti
La circolare n. 53 dell’7 maggio 2026 dell’INPS fornisce istruzioni per l’ottenimento dell’indennità una tantum prevista dal Decreto Legge n.
