Interventi sulla CIG: affrontare le aree di crisi industriale complessa

Il Consiglio dei ministri ha annunciato una serie di misure nel settore dell’industria, tra cui l’assegnazione di 200 milioni di euro a favore delle Acciaierie d’Italia. Queste misure fanno parte di un decreto-legge che si occupa di crisi industriali e dell’Integrazione salariale (IS).

Durante il 2025 e il 2026, le aziende che operano in aree di crisi industriale saranno esentate dal pagamento di oneri aggiuntivi relativi all’IS a carico del datore di lavoro. Questa esenzione però non verrà applicata in caso di licenziamenti collettivi.

La legislazione sarà estesa anche a favore delle grandi aziende (con almeno 1000 dipendenti a livello nazionale) per gestire eventuali eccessi di personale e promuovere una ripresa dell’industrializzazione. Ciò significherà estendere l’IS a gruppi di aziende con più di 1000 dipendenti (attualmente questa opzione è disponibile solo per singole aziende) fino alla fine del 2027. Sarà inoltre possibile una riduzione dell’orario di lavoro fino al 100%.

É stata prevista un’estensione del trattamento di IS per le aziende in crisi: se vi è una possibilità concreta di vendere l’azienda rapidamente e di assorbire nuovamente i dipendenti, sarà possibile autorizzare ulteriori interventi di IS per un massimo di 6 mesi (non rinnovabili) nel 2025, fino a un limite di spesa di 20 milioni di euro.

Sono stati anche stanziati ulteriori 8 milioni di euro per ognuno degli anni 2025 e 2026 per integrare il Fondo Sociale per l’occupazione e la formazione. Questo provvedimento prevede un sostegno al reddito per lavoratori a tempo pieno, part-time o sospesi in aziende che sono state confiscate o sequestrate alla mafia e che sono ora gestite da amministrazioni giudiziarie.

Per proteggere i lavoratori del settore della moda, è stato esteso per un massimo di 12 settimane (da febbraio a dicembre 2025) l’IS per i lavoratori di datori di lavoro (anche artigiani) con un numero medio di dipendenti fino a 15.

Infine, viene previsto che i datori di lavoro possano richiedere all’INPS di effettuare direttamente ai lavoratori il pagamento del trattamento di IS, senza dover dimostrare la presenza di difficoltà finanziarie comprovate.

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