Durante il primo controllo di ammissibilità sul Decretto Milleproroghe 2026 (D.L. 200/2025), le Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera hanno dichiarato inammissibili circa 250 degli 1.133 emendamenti. Questa condizione non rappresenta un rifiuto meramente sul merito, ma piuttosto un filtro per scartare norme non correlate all’oggetto e agli scopi del decreto.
In conseguenza di ciò, tre problematiche politiche sensibili sono state escluse. La prima concerne l’espansione della rottamazione quinquies. Infatti, la Legge di Bilancio 2026 aveva già introdotto questa opzione con un perimetro selettivo (carichi 2000-2023 dovuti a versamenti omessi e dichiarazioni INPS, escludendo le accertazioni), con richiesta entro il 30 aprile 2026 e pagamenti dilazionati fino a 54 rate bimestrali. L’emendamento FdI avrebbe permesso anche ai contribuenti “in regola” con la rottamazione quater al 30 settembre 2025 di passare a un piano di pagamento più esteso.
La seconda questione riguarda la riapertura del condono edilizio del 2003, considerato un intervento strutturale che non potrebbe essere incluso nel Milleproroghe.
Infine, il terzo punto si riferisce alle misure Milano-Cortina (indennizzi per impianti sciistici e un fondo regionale anti-evasione), giudicate estranee all’ambito del decreto.

