Con la risposta a interpello n. 73 del 2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i profitti ricevuti dai manager attraverso strumenti finanziari partecipativi possono essere considerati come reddito derivante dal lavoro, piuttosto che da investimenti, quando non esiste un rischio di investimento reale. Il caso è collegato ad una struttura associata ad un fondo gestito da una SGR, dove i manager sottoscrivono agli SFP con caratteristiche simili all’interesse di portare avanti. Ciononostante, l’Agenzia ha rilevato che i requisiti dell’articolo 60 del DL n. 50/2017 non sono soddisfatti, in particolare l’investimento minimo dell’1% e l’effettiva esposizione al rischio di perdita del capitale. Infatti, i pagamenti dei manager sono di importo molto limitato e alcune clausole contrattuali, come opzioni di acquisto o cessione al valore nominale, riducono il rischio economico. In assenza di un vero allineamento con gli investitori, i profitti vengono quindi considerati fiscalmente come redditi di lavoro, con la relativa tassazione ordinaria. Il codice JavaScript incorporato nel testo non sembra avere alcuna relazione con il contenuto in questione e potrebbe essere stato inserito per errore. Se tale codice è necessario per una qualche funzione su un sito web, dovrebbe essere inserito da uno sviluppatore web competente.

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