La sentenza del 12 marzo 2026 della Cassazione ha suscitato numerose critiche dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC). Secondo il Consiglio, tale sentenza amplia indebitamente la responsabilità dei commercialisti che trasmettono telematicamente le dichiarazioni fiscali e hanno anche l’incarico di gestire la contabilità. La Corte ha infatti stabilito che, in questo scenario, il professionista può essere considerato complice in caso di violazione tributaria da parte del cliente, se non verifica la coerenza tra la dichiarazione, i registri contabili e le norme fiscali.
Il CNDCEC teme che questa sentenza porti a un’interpretazione eccessiva del dovere di diligenza da parte del commercialista, trasformando di fatto tale dovere in una presunzione di colpevolezza. In altre parole, c’è il rischio che il commercialista venga visto come un garante universale della correttezza fiscale dei clienti, nonostante non vi sia un vantaggio personale o conoscenza diretta di un’eventuale attività illecita.
Questo potrebbe causare un aumento dei controlli, una limitazione degli incarichi dei commercialisti, un aumento dei costi e un calo nell’accessibilità all’assistenza fiscale. Di conseguenza, il CNDCEC ha chiesto un intervento legislativo che distingua in maniera più precisa i ruoli, gli obblighi e i limiti della responsabilità professionale.
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