Decreto lavoro 2026: il ‘salario giusto’ diventa un requisito per gli incentivi

Il decreto Lavoro 2026 introduce il principio del “salario giusto”, legando agevolazioni contributive e assunzioni a tariffe favorevoli al rispetto dei trattamenti economici totali come delineati dai CCNL stipulati dalle organizzazioni più rappresentative. Lo scopo è combattere il dumping contrattuale, contratti illegittimi e salari inadeguati, valorizzando il ruolo della contrattazione collettiva.

Il concetto di “salario giusto” include tutte le componenti salariali previste dal contratto: minimi tabellari, indennità, mensilità extra, EDR, bonus e altri elementi obbligatori. Anche i contratti non rappresentativi non potranno proporre trattamenti economici inferiori a quelli stipulati dal CCNL leader nel settore; per le aree non coperte si farà riferimento al contratto più vicino all’attività svolta.

La violazione di queste norme potrebbe portare alla revoca degli incentivi e alla possibilità di recuperi contributivi. Il sistema sarà ulteriormente rafforzato da controlli digitali attraverso il SIISL, Uniemens e banche dati pubbliche, oltre alla supervisione del CNEL sulla retribuzione.

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