Omessa dichiarazione: il professionista colpevole salva il contribuente da sanzioni




In tema di omissione delle dichiarazioni fiscali, le relative sanzioni irrogate a carico del contribuente sono illegittime se tale circostanza sia imputabile unicamente ad un comportamento fraudolento del professionista (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Sentenza 15 gennaio 2019, n. 710).

La Suprema Corte accoglie il ricorso del contribuente a cui erano stati destinati tre avvisi di accertamento per omessa dichiarazione a fini Irpef, Irap, Iva; ne conseguivano maggiori imposte e sanzioni.
Il soggetto afferma che l’omissione era riferibile unicamente al suo precedente commercialista, da lui denunciato penalmente appena venuto a conoscenza del suo comportamento fraudolento. Invocava le disposizioni che escludono la punibilità del contribuente per fatto addebitabile esclusivamente a terzi e denunciato all’autorità giudiziaria. Chiedeva l’annullamento delle sanzioni.
Le ragioni del contribuente erano apprezzate dal giudice di prime cure che annullava gli atti impositivi per la parte delle sanzioni e rideterminava l’imponibile.
L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso, protestando l’insufficienza della denuncia, essendo necessaria anche la diligenza, cioè un atteggiamento vigile del contribuente che non può disinteressarsi dei suoi obblighi, per il semplice fatto di averli delegati ad altri, professionista, centro associativo o patronale che sia.
Tali profili erano valorizzati dal giudice di secondo grado, ritenendo non provata l’estraneità del contribuente agli accadimenti.
Il soggetto ricorre dunque per la Cassazione, lamentando non essere stato correttamente sussunto nella norma di riferimento il suo comportamento, ove non si è limitato a denunciare l’infedele commercialista, ma anche a dimostrarne il comportamento fraudolento, consistente nel rilasciare copia delle dichiarazioni falsamente presentate e assistendo l’odierno ricorrente anche in questioni di c.d. condono tombale.
La Corte ritiene che il motivo è fondato e merita accoglimento, in base al seguente principio di diritto: “in tema di sanzioni tributarie, l’esimente prevista dall’art. 6, comma 3, del d.lgs. n. 472 del 1997 si applica in caso di inadempimento al pagamento di un tributo – e, dunque, escluse le violazioni solo formali – imputabile unicamente alla condotta di un soggetto terzo (normalmente l’intermediario cui è stato attribuito l’incarico; oltre che della tenuta della contabilità e dell’effettuazione delle dichiarazioni fiscali, di provvedere ai pagamenti), purché il contribuente abbia adempiuto all’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria e non abbia tenuto una condotta colpevole ai sensi dell’art. 5, comma 1, del citato decreto legislativo, nemmeno sotto il profilo della semplice culpa in vigilando”.
Di tale principio non ha fatto buon governo la CTR, disattendendo le allegazioni di parte contribuente e non motivando sul punto specifico, ulteriore alla denuncia penale, del comportamento tenuto dal commercialista e documentato dalla parte.





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