Accertamento IRAP per il commercialista sindaco-revisore




Non si applica l’Irap ai ricavi netti consequenziali a quell’attività specifica purché risulti possibile, in concreto, lo scorporo delle diverse categorie di compensi conseguiti e la verifica dell’esistenza dei presupposti impositivi per ciascuno dei settori interessati. (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI – Ordinanza 08 marzo 2019, n. 6774).


 


Con ricorso in Cassazione affidato a quattro motivi, il contribuente, commercialista e revisore dei conti, impugnava la sentenza della CTR del Piemonte, relativa a una cartella di pagamento per IRAP per l’anno 2003, dove si è fatta questione dell’assoggettabilità a tributo non dell’attività di commercialista che il ricorrente svolgeva nell’ambito di un’associazione professionale, ma della distinta attività di sindaco e revisore dei conti.
Per la Corte di Cassazione solo il secondo motivo è fondato, con esso si censura il riconoscimento della debenza dell’Irap sulle somme percepite dal commercialista per effetto dell’attività di sindaco dallo stesso espletata in ragione della riconosciuta esistenza di beni strumentali.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, è già stato chiarito – con riferimento a fattispecie nella quale si discuteva di redditi realizzati dal libero professionista nell’esercizio di attività di sindaco, di amministratore di società, di consulente tecnico, che non fosse soggetto a imposizione quel segmento di ricavo netto consequenziale a quell’attività specifica purché risultasse possibile, in concreto, lo scorporo delle diverse categorie di compensi conseguiti e verificare l’esistenza dei presupposti impositivi per ciascuno dei settori interessati. Tale accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, solo se adeguatamente motivato.
Nel caso di specie, il professionista ha dedotto, senza contestazione da parte dell’ufficio, che per l’attività di sindaco e revisore aveva una partita Iva personale e separata rispetto a quella con la quale fatturava la propria attività di professionista nell’ambito dello studio associato a cui apparteneva con ciò avendo fornito gli elementi perché la CTR potesse verificare se fosse stato provato lo “scorporo” delle diverse categorie di compensi conseguiti e, quindi, verificare la sussistenza dei requisiti impositivi per l’attività di sindaco e revisore, in assenza degli elementi necessari, per ritenere presente una struttura produttiva autonoma, ulteriore rispetto alla propria attività.
In accoglimento del secondo motivo di ricorso la sentenza viene cassata e la causa viene rinviata alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, affinché, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia.






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