La Corte di Cassazione ha confermato con la sentenza n. 12085/2026 la condanna di un amministratore subentrato da poche settimane per dichiarazione fraudolenta. Questo si è verificato mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti. Secondo i giudici, il dolo specifico richiesto dall’articolo 2 del Dlgs 74/2000, ovvero l’intento di evasione fiscale, può coesistere con il dolo eventuale. Quest’ultimo si verifica quando un rappresentante legale accetta il rischio derivante dalla mancata verifica della contabilità.
Nel caso specifico, l’imputato aveva presentato erroneamente una dichiarazione IVA con una fattura falsa. Tale fattura era stata emessa da un’impresa correlata al figlio dell’imputato. La Corte ha ritenuto non decisivo il fatto che l’imputato fosse entrato in carica dopo l’emissione della fattura. L’assunzione di una nuova posizione di responsabilità comporta un controllo minimo su contabilità, bilanci e dichiarazioni.
Altri motivi di appello sono stati respinti dalla Corte. La prova è rimasta solida anche senza considerare alcune affermazioni contestate. Inoltre, la confisca non includeva l’IRAP, che era stata precedentemente esclusa dal calcolo finale del profitto illegittimo.
È importante notare che le decisioni della Corte di Cassazione sono fondate sul principio di legalità. Trattandosi dell’organo giuridico più alto del Paese, le sue sentenze hanno un forte impatto e stabiliscono precedenti giuridici. La sentenza n. 12085/2026 sancisce la necessità per gli amministratori, anche quelli di recente nomina, di garantire la correttezza delle pratiche contabili. Questi sono responsabili delle dichiarazioni IVA e possono essere condannati per dichiarazione fraudolenta se omettono di verificare le fatture.
Inoltre, la sentenza chiarisce che l’IRAP non è inclusa nel calcolo del profitto illegittimo in caso di confisca. Questa chiarezza fornisce una guida utile per i futuri casi giudiziari.
Infine, la decisione conferma che il dolo eventuale e il dolo specifico possono coesistere. Ovvero, un rappresentante legale può essere ritenuto responsabile se accetta il rischio derivante dalla mancata supervisione della contabilità, anche se non ha intenzione di commettere evasione fiscale.

