L’ordinanza n. 5445 dell’11 marzo 2026 della Corte di Cassazione ha confermato che la mancata versazione dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro può costituire una giusta causa di dimissioni, qualora tale comportamento sia grave e continuativo. Il caso preso in considerazione riguardava un’omissione durata circa 16 mesi, che ha minato il rapporto di fiducia tra le parti coinvolte.
La sentenza sottolinea che tale mancato comportamento non è semplicemente da considerare un’irregolarità amministrativa, bensì una violazione degli obblighi di correttezza e buona fede. In parole povere, il datore di lavoro non ha rispettato i suoi doveri contrattuali.
Non viene indicata una soglia temporale precisa perché ciò che ha davvero valore è la persistenza dell’inadempimento e il suo impatto sul rapporto di lavoro. In altre parole, se il comportamento scorretto persiste ed influisce sul rapporto di lavoro, allora sarà considerato una giusta causa di dimissione.
Le dimissioni per giusta causa consentono al lavoratore l’accesso alla NASpI, una prestazione di disoccupazione, e comportano per il datore di lavoro l’obbligo di pagare una sanzione, come previsto dalla Legge n. 92/2012.
In conclusione, la decisione della Corte di Cassazione sottolinea l’importanza della corretta versazione dei contributi previdenziali da parte delle aziende, ricordando ai datori di lavoro le loro responsabilità e i possibili rischi legali in caso di mancata adesione a questi obblighi.

