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La Cassazione, con la sentenza n. 25588/2026, ha confermato che l’appalto di servizi utilizzato per mascherare una somministrazione irregolare di manodopera può integrare il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. Nel caso esaminato, le imprese appaltatrici erano prive di effettiva organizzazione e si limitavano ad assumere formalmente lavoratori diretti, in concreto, dalla società committente. Le fatture descrivevano quindi un negozio giuridico apparente, diverso dal rapporto realmente intercorso. Secondo la Corte, si tratta di operazioni soggettivamente e giuridicamente inesistenti, poiché la prestazione è riconducibile ai singoli lavoratori e non alla società indicata nei documenti. L’impiego delle fatture aveva consentito di esporre costi fittizi e detrarre IVA non dovuta. Non ricorre il semplice abuso del diritto, ma una simulazione relativa funzionale all’evasione. La pronuncia evidenzia che la non genuinità dell’appalto produce conseguenze non solo lavoristiche e contributive, ma anche fiscali e penali, fino alla responsabilità dell’amministratore coinvolto.
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