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Una certificazione infedele del Tax Control Framework non comporta necessariamente l’esclusione dal regime di adempimento collaborativo. La circolare 6/E/2026 dell’Agenzia delle Entrate attribuisce infatti un ruolo centrale alla diligenza dimostrata dall’impresa nel verificare indipendenza e affidabilità del professionista incaricato.
La certificazione può risultare infedele, tra l’altro, quando mancano i requisiti di indipendenza, onorabilità o professionalità del certificatore oppure quando i dati attestati non corrispondono a quelli forniti dal contribuente. Se l’impresa ha svolto tutte le verifiche richieste e l’irregolarità emerge successivamente, può essere possibile presentare una nuova certificazione rilasciata da un altro professionista.
Per le imprese già ammesse al regime, inoltre, l’Agenzia non può procedere direttamente all’esclusione: deve prima instaurare un contraddittorio con il contribuente. Diventa quindi fondamentale conservare la documentazione relativa ai controlli effettuati sul certificatore, che può risultare decisiva per mantenere i benefici della cooperative compliance.
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