La Corte Costituzionale ha annullato la decisione del Senato della Repubblica riguardo all’autorizzazione all’uso delle intercettazioni su Armando Siri, senatore al momento dei fatti, perché è stato ritenuto che violasse l’art. 68, terzo comma, della Costituzione. La richiesta era stata avanzata dal Tribunale di Roma nell’ambito delle indagini sulla corruzione di alcuni imprenditori attivi nel settore delle energie rinnovabili, che coinvolgevano Siri. Il Senato aveva respinto la richiesta perché non riteneva necessaria la prova per alcune intercettazioni e riteneva altre come indirette. La Corte Costituzionale ha stabilito che il Senato ha limitato le attribuzioni del giudice riguardo alla valutazione delle motivazioni della richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni. Inoltre, ha ritenuto che l’accesso del senatore Siri alle conversazioni intercettate è stato casuale e non premeditato da parte delle autorità inquirenti. La Corte ha ribadito che il Senato ha esercitato in modo scorretto il potere conferitogli dalla legge riguardo alla qualificazione delle intercettazioni come indirette. Ha stabilito che la richiesta di autorizzazione deve essere rivalutata dal Senato in relazione alla sussistenza dei presupposti necessari all’utilizzo delle intercettazioni.

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