Frodi fiscali: la cancellazione dall’albo non basta a escludere i domiciliari per il commercialista

La Corte di Cassazione, con la sezione III penale, nella sentenza n. 5049/2026 depositata il 9 febbraio 2026, ha precisato che la rimozione dall’elenco dei commercialisti e dei revisori non elimina automaticamente la possibilità di reiterazione di comportamenti fraudolenti nei procedimenti precauzionali per frodi fiscali. L’indagine in questione riguardava un presunto gruppo criminale che si occupava di compensazioni indebite attraverso crediti inesistenti.

Nonostante il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) avesse constatato la gravità dei sospetti, non ha applicato una misura cautelare a causa della mancanza di necessità precauzionali. Tuttavia, il Tribunale di Salerno, rispondendo all’appello del Procuratore della Repubblica (PM), ha imposto l’arresto domiciliare, mettendo in evidenza la professionalità dei comportamenti, la vicinanza con la leadership e la previsione di recidiva non neutralizzata dal tempo.

La Corte Suprema ha ritenuto che il ricorso non fosse fondato: le competenze tecniche, infatti, possono essere utilizzate anche senza registrazione attraverso mediazioni e canali operativi informali, mantenendo alto il rischio precauzionale.

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