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Fp-Cgil, Fp-Cisl e Fp-Uil giudicano insufficiente la proposta salariale di 80,00 euro e chiedono risposte concrete entro la prossima settimana
Prosegue tra timidi segnali di apertura e profonde divergenze di merito la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro Anaste. Nel corso dell’incontro tenutosi il 21 luglio 2026 tra le delegazioni sindacali di Fp-Cgil, Fp-Cisl e Fp-Uil e la rappresentanza datoriale, si sono registrati alcuni circoscritti progressi sul versante normativo. Tuttavia, il negoziato resta fortemente incagliato sul nodo salariale, con le organizzazioni sindacali pronte a sospendere il tavolo qualora non intervengano sostanziose modifiche alla proposta economica di Anaste.
Sul piano normativo, la delegazione datoriale ha mostrato una prima disponibilità ad avvicinare la disciplina del comporto di malattia alle tutele già previste dai principali contratti collettivi del settore socio-sanitario e assistenziale. Si tratta di un segnale di apertura che le sigle confederali valutano positivamente, ma che reputano ancora del tutto parziale rispetto al quadro complessivo delle tutele necessarie.
Restano infatti aperte e irrisolte diverse criticità sostanziali. In primo luogo, continua a mancare un riconoscimento certo e uniforme del tempo dedicato alla vestizione e svestizione, elemento essenziale per la dignità e la correttezza dell’orario di lavoro. In secondo luogo, sul tema della banca ore, i sindacati hanno ribadito con fermezza un principio invalicabile: questo strumento non può in alcun modo essere scambiato per un debito orario o trasformato in una cassa di compensazione usata dall’azienda per coprire inefficienze organizzative, specialmente quando genera saldi negativi a carico del personale. Infine, in merito alla previdenza complementare, le Parti Sociali hanno sollecitato nuovamente l’adesione di Anaste a un fondo negoziale di settore già strutturato, come Perseo Sirio. L’adozione di un fondo chiuso, al posto dei più costosi fondi aperti, permetterebbe di garantire il contributo aggiuntivo del datore di lavoro oltre al TFR, abbattendo le spese di gestione e rafforzando concretamente le prospettive previdenziali delle lavoratrici e dei lavoratori.
È tuttavia sul versante retributivo che la distanza tra le Parti si fa incolmabile. Anaste ha confermato la propria offerta economica prevedendo un aumento tabellare complessivo di 80,00 euro, pari a un incremento del 5,12%, spalmato sul triennio 2026-2028 ed erogabile in tre distinte tranche: 40,00 euro alla sottoscrizione del contratto, 20,00 euro nel 2027 e i restanti 20,00 euro nel 2028. Una cifra che Fp-Cgil, Fp-Cisl e Fp-Uil hanno definito inadeguata.
A complicare il quadro si aggiunge la rigidità manifestata dalla delegazione datoriale, la quale ha dichiarato di non disporre di margini di manovra in quanto strettamente vincolata dal mandato espresso dal proprio Consiglio Nazionale. Le OO.SS. hanno richiamato la centralità delle organizzazioni maggiormente rappresentative, evidenziando come le recenti evoluzioni normative pongano al centro il principio del giusto salario e del Trattamento Economico Complessivo (TEC) come argine fondamentale contro il fenomeno del dumping contrattuale.
Il confronto si trova dunque a un bivio decisivo.
Le organizzazioni sindacali hanno formalmente avvertito Anaste che l’indisponibilità a ridiscutere la parte economica determinerà l’impossibilità di proseguire il negoziato. La parte datoriale si è impegnata a fornire un riscontro formale entro la prossima settimana.

