L’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro con le Pubbliche Amministrazioni




Seppur, in via generale, la stipula di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa con una Pubblica Amministrazione, non possa mai determinare la conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, la diversa qualificazione giuridica di contratto d’opera o per prestazioni professionali data da una Pubblica Amministrazione è sempre suscettibile di verifica giurisdizionale, rilevando, ai fini della sussistenza della subordinazione, il vincolo di soggezione personale del lavoratore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro, nonché gli indici di natura sussidiaria


Una Corte di appello territoriale, confermando la sentenza del tribunale di prime cure, aveva respinto la richiesta da parte di un lavoratore di accertamento della natura subordinata del rapporto lavorativo intercorso con un Ente territoriale, sulla base di reiterati contratti di collaborazione coordinata e continuativa di tipo professionale e la condanna al pagamento delle conseguenti differenze retributive.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando che la sentenza impugnata non avesse debitamente considerato che il ricorrente era stato delegato a partecipare a Conferenze di servizi, quale soggetto titolare di potere decisionale per l’ente rappresentato, riservate esclusivamente a dipendenti dell’Amministrazione.
Per la Suprema Corte, il ricorso non è fondato. In via generale, infatti, la stipula di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa con una Pubblica Amministrazione, al di fuori dei presupposti di legge, non può mai determinare la conversione del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, salvo il diritto alla normale retribuzione e, qualora il contratto di collaborazione abbia la sostanza di rapporto di lavoro subordinato, alla ricostruzione della posizione contributiva previdenziale. Tuttavia, la qualificazione giuridica di contratto d’opera o per prestazioni professionali data da una Pubblica Amministrazione è sempre suscettibile di verifica giurisdizionale. A sua volta, la difformità tra qualificazione giuridica del rapporto e suo reale svolgimento può emergere indifferentemente dalla prova diretta dell’elemento della subordinazione o da quella indiziaria attraverso indici rivelatori. Difatti, l’elemento che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato rispetto al rapporto di lavoro autonomo è il vincolo di soggezione personale del lavoratore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro, mentre altri elementi, quali l’assenza di rischio, la continuità della prestazione, l’osservanza di un orario e la forma della retribuzione, pur avendo natura meramente sussidiaria e non decisiva, possono costituire indici rivelatori della subordinazione, idonei anche a prevalere sull’eventuale volontà contraria manifestata dalle parti, ove incompatibili con l’assetto previsto dalle stesse. Ciò premesso, nel caso in esame, la Corte di merito ha correttamente escluso, alla stregua delle allegazioni di parte ricorrente e dell’esame della documentazione prodotta, con motivazione congrua, che fosse stato dimostrato l’assoggettamento al potere direttivo e disciplinare dell’Ente terrioriale o che, comunque, la ricorrente avesse provato, mediante gli indici sussidiari, il suo pieno inserimento nell’organizzazione dell’ente pubblico.





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