Redditometro, indici di capacità contributiva fondati sui consumi e non solo




Il Fisco, ai fini dell’accertamento tributario con metodo sintetico, può presumere il reddito complessivo netto sulla base di una serie di indici di capacità contributiva sostanzialmente fondati sui consumi, tra cui la disponibilità dei beni e servizi descritti nella tabella allegata al DM 10 settembre 1992, ma anche sulla base di ulteriori circostanze di fatto indicative di una diversa capacità contributiva. (Corte di Cassazione – Ordinanza 19 novembre 2018, n. 29750).

Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte, l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia che aveva respinto il suo appello nei confronti della decisione della Commissione tributaria provinciale di Bergamo. Quest’ultima aveva accolto il ricorso del contribuente contro un avviso di accertamento per IRPEF, relativamente all’anno 2008.
Per l’Agenzia la CTR avrebbe erroneamente reputato che non potesse tenersi conto, ai fini sintetici, delle spese per incrementi patrimoniali sostenute negli anni 2010-2012, in quanto successivi all’annualità accertata e la sentenza impugnata avrebbe erroneamente ritenuto che non potesse tenersi conto, ai fini sintetici, dei canoni di leasing versati per le autovetture nell’anno accertato.
Il ricorso è fondato, in quanto l’Ufficio ha agito secondo il disposto del previgente art. 38, comma 5, DPR n. 600/1973, a mente del quale qualora l’Ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro anni precedenti; in tal senso è anche l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, secondo cui la norma di cui all’art. 38 DPR n. 600/1973 legittima la presunzione, da parte dell’amministrazione finanziaria, di un reddito maggiore di quello dichiarato dal contribuente sulla base di elementi indiziari dotati dei caratteri della gravità, precisione e concordanza richiesti dall’art. 2729 cod. civ. e, in particolare, per quel che in questa sede interessa, in ragione della spesa per incrementi patrimoniali, la quale si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti. In presenza di tale presupposto, la norma non impone altro onere all’amministrazione ma piuttosto consente al contribuente di offrire la prova contraria: prova testualmente riferita al fatto che «il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente e costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte», con la espressa precisazione che «l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione»;
Inoltre, in tema di accertamento tributario con metodo sintetico, ai sensi dell’art. 38 del DPR n. 600 del 1973, l’Amministrazione finanziaria può presumere il reddito complessivo netto sulla base di una serie di indici di capacità contributiva sostanzialmente fondati sui consumi, tra cui la disponibilità dei beni e servizi descritti nella tabella allegata al DM 10 settembre 1992, ma anche sulla base di ulteriori circostanze di fatto indicative di una diversa capacità contributiva; non può dunque essere esclusa a priori la rilevanza dei canoni di leasing sui beni di lusso, anche per gli anni d’imposta precedenti al 2009.





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