Interno: ulteriori indicazioni sul DL “Sicurezza”




Il Ministero dell’interno fornisce ulteriori indicazioni sull’applicazione del Decreto Legge cd. Sicurezza, in tema di riconoscimento della protezione internazionale e della protezione umanitaria, su cui si incentra l’attività delle Commissioni Territoriali per l’espletamento delle procedure di esame del diritto di asilo e la gestione del relativo contenzioso.


La circolare n. 83774/2018 ha evidenziato come in luogo dell’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari siano state introdotte specifiche disposizioni vòlte a disciplinare ipotesi tipizzate di temporanea tutela dello straniero in presenza di esigenze di carattere umanitario che non ne consentono il rimpatrio. Dunque solo all’interno di tali ipotesi, le forme di tutela complementare trovano applicazione fatti salvi i casi di riconoscimento della protezione internazionale.
La novella ha investito le competenze delle Commissioni territoriali che ora, in conseguenza della modifica dell’art. 32, co. 3 del d.lgs. n.25/2008, sono chiamate ad adottare decisioni soltanto sulla protezione internazionale – e quindi sullo status di rifugiato e sulla protezione sussidiaria – e non più sui casi di protezione complementare, rimessi al Questore con la sola esclusione di quello in cui, pur non ritenendo sussistenti le ipotesi di status e di sussidiaria, le Commissioni ritengano che si versi nel campo di applicazione del principio del non refoulement che comporta il divieto di espulsione, salvo che possa disporsi l’allontanamento verso uno Stato che provveda ad accordare una protezione analoga.
Pertanto, volendo sintetizzare, la legge ha introdotto un doppio regime procedurale in base al quale per la valutazione della protezione internazionale sono competenti le Commissioni territoriali, mentre per i casi speciali codificati dalla legge è competente il Questore.
Particolare attenzione è stata, poi, dedicata dal legislatore alla domanda reiterata. In tale contesto è rimasta in vigore l’ipotesi della c.d. domanda reiterata semplice, recata dall’art. 29, c.1, lett. b, del d.lgs. 25/2008. E’ stato, inoltre, previsto che nel caso in cui lo straniero presenti una prima domanda reiterata nella fase di esecuzione di un provvedimento che ne comporterebbe l’allontanamento imminente dal territorio nazionale, la stessa è considerata inammissibile in quanto presentata al solo scopo di ritardare o impedire l’esecuzione del provvedimento.
Viene altresì introdotta una procedura accelerata quando il richiedente presenta la domanda di protezione internazionale direttamente alla frontiera o nelle zone di transito dopo essere stato fermato per aver eluso o tentato di eludere i controlli. Il riordino operato in tema di riconoscimento della protezione internazionale ha riguardato anche la definizione delle cause di esclusione determinandone un ampliamento. L’intervento estensivo ha riguardato reati di particolare allarme sociale, in relazione ai quali sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna che, oltre a quelli già previsti dall’art. 407, c. 2, lett. a), numeri 2, 6 e 7 bis c.p.p., sono: la violenza o minaccia a pubblico ufficiale, le lesioni personali gravi e gravissime, le pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, l’organizzazione dell’ingresso illecito degli stranieri in Italia, le lesioni personali gravi o gravissime a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive e varie fattispecie aggravate del delitto di furto.
Alla commissione dei reati suddetti, che integrano ipotesi di pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, è stato altresì collegato il procedimento immediato innanzi alla Commissione Territoriale.
Con l’art. 10, c.1, lett. a), è stato introdotto nell’ordinamento nazionale l’istituto della protezione all’interno del Paese d’origine, previsto all’art. 8 della Direttiva 2011/95/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio.
La norma prescrive che la domanda di protezione internazionale debba essere rigettata qualora, in una parte del Paese d’origine ricorrano le seguenti condizioni: 1) il richiedente non ha fondati motivi di essere perseguitato o non corre il rischio effettivo di subire danni gravi o ha accesso alla protezione contro persecuzioni o danni gravi; 2) può legalmente e senza pericolo recarsi in quell’area ed esservi ammesso; 3) si può ragionevolmente supporre che vi si stabilisca (cfr. Circolare Ministero dell’interno 14 gennaio 2019).





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