Accertamento sintetico: esclusa la prova di valore inferiore dei beni-indice



Con la recente Ordinanza n. 5544 del 26 febbraio 2019 la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale in tema di accertamento sintetico del reddito (cd. “redditometro”), la disponibilità dei beni-indice integra un valore presuntivo di capacità contributiva “legale”, che non ammette la prova contraria di un valore inferiore.

FATTO


Sulla base di un accertamento sintetico del reddito IRPEF, basato sulla disponibilità di due autovetture ed altri beni, l’Agenzia delle Entrate ha contestato al contribuente un maggior reddito, ritenendo quelli dichiarati non coerenti con il possesso dei beni accertati.
Su ricorso del contribuente, i giudici tributari hanno annullato l’accertamento, rilevando che il contribuente avesse dimostrato mediante idonea documentazione che le spese per il mantenimento dei beni posti a fondamento dell’accertamento fossero inferiori a quelle risultanti dall’applicazione dei coefficienti previsti dal redditometro.
L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione dei giudici tributari sostenendo che una volta determinato in via sintetica il reddito complessivo netto in base ai coefficienti presuntivi individuati dal redditometro, l’Ufficio resta dispensato da qualunque ulteriore prova rispetto alla esistenza dei fattori-indice di capacità contributiva individuati nei decreti ministeriali, gravando sul contribuente l’onere di dimostrare che il reddito determinato sinteticamente è costituito in tutto o in parte da reddito esente o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Riformando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato invece che in tema di accertamento dei redditi con metodo sintetico, la disponibilità di determinati beni-indice (quali, l’alloggio e l’autoveicolo) integra una presunzione di capacità contributiva “legale”. Ciò determina di ritenere conseguente al fatto (certo) di tale disponibilità l’esistenza di una “capacità contributiva”.
In tal caso, il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici “elementi indicatori di capacità contributiva” esposti dall’Ufficio, non ha il potere di privarli del valore presuntivo connesso dal legislatore alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale (e, quindi, non imponibile perché già sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso di tali beni.
In altri termini non è possibile contestare il maggior reddito accertato induttivamente, adducendo (ovvero dimostrando) per i fattori presi in considerazione, un valore espressivo di capacità contributiva inferiore a quello convenzionalmente previsto dalla legge.
In conclusione, secondo i giudici della Suprema Corte, non può essere attribuito rilievo probatorio alla documentazione prodotta dal contribuente afferente i minori costi di mantenimento dei beni-indice, poiché ciò priverebbe tali elementi indicatori di capacità contributiva del valore presuntivo normativamente correlato alla loro disponibilità, mentre è ammissibile soltanto la prova circa la provenienza non reddituale delle somme necessarie per il mantenimento di detti beni.





Link all’articolo originale

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi aggiornamenti utili per la tua attività

Condividi questo articolo

Ti potrebbe anche interessare...

Vuoi approfondire l'argomento ?

scrivici o telefonaci se vuoi maggiori informazioni

Red telephone on wooden table with notepad