No al dumping contrattuale delle retribuzioni nelle cooperative



No al dumping contrattuale delle retribuzioni nelle cooperative

Spetta, ai lavoratori delle società cooperative, un trattamento economico complessivo non inferiore ai minimi contrattuali previsti per analoghe mansioni dal CCNL di settore o della categoria affine, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale

La Corte d’appello ha dichiarato il diritto della dipendente di una cooperativa ad essere retribuita in ragione delle tariffe salariali contenute nel c.c.n.l. “Pulizie Multiservizi”, con conseguente diritto alle differenze retributive maturate, anziché in base al c.c.n.l. Portieri e Custodi richiamato nel regolamento della cooperativa.
Ciò in quanto l’obbligo per la società cooperativa di applicare il trattamento economico previsto dal contratto collettivo nazionale del settore o della categoria affine a quella in cui la stessa opera deriva dalla legge e non dall’adesione della cooperativa ad una determinata associazione sindacale e tale obbligo deve prevalere sui diversi accordi eventualmente stipulati con il singolo socio lavoratore.
La società, ricorsa in Cassazione, aveva sostenuto che, in base al settore in cui opera la cooperativa, la contrattazione collettiva di riferimento non potesse essere il c.c.n.l. Portieri e Custodi, relativo ai rapporti di lavoro dei dipendenti di proprietari di fabbricati, bensì quello per il settore Pulizia Multiservizi, concernente i rapporti di lavoro degli addetti alle pulizie e ai servizi integrati svolti a favore di terzi da imprese del settore pulizie o altre imprese di servizi, per cui quest’ultimo dovesse trovare applicazione solo in mancanza di altro c.c.n.l. più aderente all’attività effettivamente svolta da una determinata impresa.
Pertanto, la scelta legislativa di fissare standard minimi inderogabili validi sul territorio nazionale, a tal fine generalizzando l’obbligo di rispettare i trattamenti minimi fissati dai contratti collettivi conclusi dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative nella categoria, non fa venir meno il diritto delle organizzazioni minoritarie di esercitare la libertà sindacale attraverso la stipula di contratti collettivi, ma limita nei contenuti tale libertà, dovendo essere comunque garantiti livelli retributivi almeno uguali a quelli minimi normativamente imposti. Parimenti, le singole società cooperative potranno scegliere il contratto collettivo da applicare ma non potranno riservare ai soci lavoratori un trattamento economico complessivo inferiore a quello che il legislatore ha ritenuto idoneo a soddisfare i requisiti di sufficienza e proporzionalità della retribuzione.
Nella fattispecie oggetto di causa, il regolamento della società cooperativa faceva riferimento, al fine di individuare il trattamento economico dei soci lavoratori, al c.c.n.l. Portieri e Custodi, tuttavia, la Corte d’appello, ha individuato quale parametro del trattamento economico minimo obbligatoriamente applicabile ai soci lavoratori della cooperativa , quello previsto dal c.c.n.l. Multiservizi, escludendo l’utilizzabilità del c.c.n.l. Portieri e Custodi, quale parametro ai fini del trattamento economico minimo, in quanto relativo ad un settore non sovrapponibile a quello oggetto dell’appalto.
Per cui, la decisione d’appello si fonda su una corretta interpretazione ed applicazione delle disposizioni sopra richiamate e dei contratti collettivi esaminati e si sottrae pertanto alle censure di violazione di legge mosse dalla società ricorrente.





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