Acconti Irpef, nessun problema con l’acconto previsionale

Consideriamo un contribuente titolare di un’impresa individuale, che nel 2024 ha un reddito totale di 30.000 euro, con un debito fiscale di 7.140 € (calcolato come 28.00023% + 2.00035%). L’anticipo Irpef corrisponde al 100% dell’imposta dichiarata per l’anno precedente (dopo la detrazione di eventuali crediti d’imposta, trattenute ecc), ed in assenza di norme transitorie, usando l’approccio storico, egli sarebbe tenuto a pagare un anticipo totale di 7.140 € per l’anno fiscale 2025, suddiviso in due rate del 50% ciascuna.

A causa della mancanza di coordinamento e in attesa di un’annunciata correzione, il contribuente dovrà invece pagare un anticipo totale di 7.400 € per il 2025, calcolato come 100% dell’imposta risultante dall’applicazione dei vecchi scaglioni di reddito (ovvero 15.00023% + 13.00025% + 2.000*35%), generando così un aumento di 260 €.

Questo inopportuno effetto si verifica anche per i contribuenti che usualmente non presentano un debito fiscale nelle loro dichiarazioni dei redditi, come i lavoratori dipendenti e i pensionati. Se, ad esempio, il contribuente è un dipendente che nel 2024 ha subito trattenute a titolo di anticipo esattamente pari all’ammontare dell’imposta dovuta (7.140 €), venendo applicato l’approccio storico, sarà obbligato a versare un anticipo di 260 € per l’anno fiscale 2025, nonostante non presenti un debito fiscale nel 2024.

L’intera situazione evidenzia l’insorgere di problemi derivanti dal mancato coordinamento delle norme fiscali, situazione che deve essere indirizzata da un intervento correttivo annunciato ma non ancora implementato.

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